Molti appassionati di musica hanno vissuto almeno una volta questa esperienza.
Due apparecchi audio vengono confrontati.
Le loro specifiche tecniche sono molto simili: risposta in frequenza eccellente, distorsione bassissima, parametri praticamente sovrapponibili.
Sulla carta dovrebbero suonare nello stesso modo.
Eppure, quando li ascoltiamo, qualcosa cambia.
Con uno dei due sistemi la musica scorre naturale, coinvolgente.
Con l’altro tutto sembra corretto, ma in qualche modo meno vivo, meno credibile.
Non è un’impressione rara.
È un’esperienza che molti appassionati hanno fatto nel corso degli anni.
E allora nasce una domanda inevitabile:
se le misure sono così simili, perché l’esperienza d’ascolto può essere così diversa?
Il ruolo reale delle misure
Nel mondo dell’alta fedeltà le misure sono strumenti fondamentali.
Permettono ai progettisti di verificare parametri essenziali come:
- risposta in frequenza
- distorsione
- rumore
- comportamento dinamico
Grazie alle misure è possibile assicurarsi che un apparecchio funzioni correttamente e che non presenti errori grossolani di progettazione o costruzione.
In altre parole, le misure ci dicono se un sistema rispetta determinati requisiti tecnici di base.
Ed è un passaggio indispensabile.
Ma qui emerge un punto importante.
Le misure descrivono il comportamento di un sistema rispetto a segnali di test.
Non descrivono completamente ciò che accade quando il sistema riproduce un evento musicale reale.
Un approfondimento sulla reale natura dei segnali musicali e il loro comportamento al transito sui cavi e sui dispositivi elettronici è disponibile nel metodo SIMPEST+ (metodo di misura delle prestazioni dei cavi audio) che ho elaborato e messo a disposizione degli utenti e della comunità scientifica con licenza open source.
Tra le cose che emergono in questo studio c’è appunto il comportamento fisico delle apparecchiature che da un lato appare molto simile con i segnali test e che invece cambia – in alcuni casi anche di molto – con il segnale complesso quale è quello musicale.
Richiamo una metafora che ho utilizzato nel metodo SIMPEST+ per chiarire il concetto:
Testare e misurare le apparecchiature con segnali singoli di test, è come pretendere di testare le reali capacità di carico di un ponte facendo transitare su di esso una autovettura per volta. Ciò non certifica che il ponte sia realmente in grado di reggere un transito costante a pieno carico su tutte le corsie contemporaneamente e non verifica che le oscillazioni siano realmente all’interno dei valori ammessi a progetto”.
È per questo che poi all’ascolto abbiamo normalmente modo di apprezzare differenze anche sostanziali tra apparecchiature che sulla carta sembrerebbero molto simili. E inoltre…
Il sistema finale non è uno strumento di misura
Quando ascoltiamo musica non stiamo utilizzando un oscilloscopio.
Il sistema finale della riproduzione musicale è il sistema uditivo umano.
Ed è qui che entrano in gioco discipline come la Psicoacustica, che studia il modo in cui il cervello interpreta e percepisce i suoni.
Il nostro sistema uditivo non si limita a registrare frequenze e livelli.
Il cervello analizza contemporaneamente molti elementi complessi:
- il timbro degli strumenti
- la posizione delle sorgenti sonore nello spazio
- la relazione tra suono diretto e ambiente
- la coerenza temporale dei segnali
Tutti questi fattori contribuiscono alla percezione della credibilità dell’evento musicale.
Quindi le misure non raccontano tutta la storia
Questo aggiunge ulteriori motivi sul perché apparecchi con misure molto simili possano produrre esperienze di ascolto molto diverse.
Le misure standard riescono a descrivere alcune caratteristiche del sistema, ma non sempre riescono a catturare tutte le variabili che influenzano la percezione musicale.
Il risultato è che un sistema può risultare tecnicamente impeccabile sulla carta, ma all’ascolto lasciare una sensazione di artificiosità o distacco.
Al contrario, sistemi con specifiche meno impressionanti possono talvolta restituire una sensazione di naturalezza e coinvolgimento maggiore.
Il ruolo della percezione
Quando ascoltiamo musica non stiamo valutando soltanto dati tecnici.
Stiamo valutando qualcosa di molto più complesso: la credibilità di un evento sonoro.
Per esempio:
- una voce deve sembrare reale
- uno strumento deve conservare il proprio timbro naturale
- la scena sonora deve avere stabilità e profondità
- l’ascoltatore deve percepire lo spazio in cui la musica prende forma
Quando questi elementi si combinano correttamente accade la magia, ecco che smettiamo di analizzare il suono e iniziamo semplicemente ad ascoltare la musica.
Misure e ascolto: non una contrapposizione
È importante chiarire un punto fondamentale.
Le misure non sono inutili.
Al contrario: sono strumenti preziosi e indispensabili per qualsiasi progettista serio.
Il problema nasce quando si pretende che le misure descrivano completamente l’esperienza dell’ascolto.
La realtà è più complessa.
Le misure rappresentano il punto di partenza.
L’ascolto rimane il momento in cui il progetto viene realmente verificato.
Oltre le misure: la credibilità dell’evento musicale
Un sistema di riproduzione non ha come obiettivo quello di impressionare uno strumento di laboratorio.
Il suo obiettivo è permettere all’ascoltatore di percepire la musica come un evento credibile.
Quando questo accade, la tecnologia smette di essere il centro dell’attenzione.
L’impianto scompare, rimane soltanto la musica e in quel momento l’alta fedeltà trova davvero il suo significato.
È questo l’obiettivo principale di un sistema audio Key Silence e del protocollo AODM.
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Giampiero Vecchio
Fondatore di KeySilence
Ideatore del protocollo AODM (Acoustic Orchestra Dedicated Machines)
