Nel mondo dell’alta fedeltà esiste una frase che si sente ripetere molto spesso:
“Un grande impianto deve suonare bene con qualsiasi genere musicale.”
A prima vista sembra un’affermazione sensata.
Chi non vorrebbe un sistema capace di riprodurre bene ogni tipo di musica?
Eppure, se osserviamo la questione con un minimo di rigore tecnico e percettivo, scopriamo che questa affermazione nasconde un equivoco molto diffuso.
Il problema non è se un impianto debba suonare bene con molti generi musicali.
Il problema è come si progetta un sistema affinché ciò accada.
E qui entra in gioco una domanda fondamentale:
qual è il riferimento di progetto?
Ogni sistema nasce da un riferimento
Quando si progetta un sistema audio non si lavora nel vuoto.
Ogni scelta tecnica – dal comportamento dell’amplificatore alla progettazione del diffusore – parte sempre da un obiettivo preciso.
In altre parole: ogni sistema è ottimizzato rispetto a un riferimento.
Nel protocollo AODM (Acoustic Orchestra Dedicated Machines) il riferimento scelto è molto chiaro:
la ricostruzione credibile dell’evento musicale acustico.
Questo significa concentrarsi su ciò che il nostro cervello conosce meglio:
- la voce umana
- gli strumenti acustici
- lo spazio naturale in cui questi suoni si sviluppano
Non si tratta di una limitazione.
Si tratta di scegliere il banco di prova più severo possibile.
Il riferimento naturale che tutti possediamo
Il nostro cervello possiede una straordinaria capacità di riconoscimento dei suoni naturali.
Sappiamo distinguere immediatamente:
- la voce di una persona cara da quella di un’altra
- il timbro di un pianoforte da quello di un violino
- il suono di uno strumento reale da una sua imitazione poco credibile
Questo accade perché la nostra memoria percettiva contiene un vero e proprio database di suoni naturali accumulato durante tutta la vita.
Quando ascoltiamo la riproduzione di:
- una voce
- un violoncello
- un pianoforte
- un quartetto d’archi
il nostro cervello confronta automaticamente ciò che sente con quel database interno.
Se il suono è credibile, lo riconosciamo immediatamente.
Se non lo è, lo percepiamo altrettanto rapidamente.
Il problema dei suoni artificiali
La situazione cambia radicalmente quando parliamo di suoni artificiali o fortemente processati.
Pensiamo ad esempio a:
- chitarre elettriche con effetti
- sintetizzatori
- musica elettronica
Lo stesso strumento può assumere infinite forme sonore a seconda degli effetti utilizzati.
In questi casi non esiste un riferimento naturale stabile.
Non possiamo sapere con certezza se ciò che stiamo ascoltando sia più o meno fedele all’evento originale, perché l’evento stesso è stato creato artificialmente attraverso una catena di elaborazioni.
Questo non significa che questi generi musicali siano meno interessanti o meno validi.
Significa semplicemente che non possono essere utilizzati come riferimento oggettivo per valutare la credibilità di un sistema di riproduzione.
Un parallelo con la fotografia
Un esempio utile per capire questo concetto viene dal mondo della fotografia.
Quando si progetta un obiettivo fotografico di alta qualità, uno dei parametri più importanti è la resa dei toni della pelle umana.
Perché proprio la pelle?
Perché il nostro occhio riconosce immediatamente se il colore della pelle è naturale oppure no.
Se un obiettivo riesce a riprodurre correttamente i toni della pelle, molto probabilmente sarà in grado di restituire correttamente anche paesaggi, architettura e molti altri soggetti.
La pelle umana è semplicemente il riferimento più sensibile che possediamo.
Nel mondo del suono accade qualcosa di molto simile.
La voce umana e gli strumenti acustici rappresentano il riferimento naturale più severo per valutare la credibilità timbrica e spaziale di un sistema audio.
Ottimizzazione non significa limitazione
Arriviamo quindi al punto centrale.
Quando un sistema è progettato per riprodurre in modo credibile:
- la voce umana
- gli strumenti acustici
- la scena sonora di un evento musicale reale
non diventa affatto un sistema “limitato”.
Al contrario.
Se un sistema riesce a superare con credibilità questo banco di prova estremamente severo, sarà generalmente molto piacevole e convincente anche con molti altri generi musicali.
La differenza è che il progetto non è guidato dalla ricerca dell’effetto spettacolare, ma dalla verosimiglianza dell’evento musicale.
La vera domanda
Alla fine, quindi, la questione non è:
“Un buon impianto deve suonare bene con tutto?”
La vera domanda è un’altra:
Qual è il riferimento che guida il progetto del sistema?
Nel caso di AODM la risposta è semplice:
La musica acustica non è un limite.
È il riferimento più severo per valutare la verosimiglianza del suono.
E quando un sistema riesce davvero a ricostruire con credibilità quell’evento musicale, succede qualcosa di molto interessante.
L’ascoltatore smette di analizzare il suono.
Chiude gli occhi.
Sorride.
E semplicemente… ascolta la musica.
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Giampiero Vecchio
Fondatore di KeySilence
Ideatore del protocollo AODM (Acoustic Orchestra Dedicated Machines)
